venerdì 23 ottobre 2009

Il testo

Il testo in sé è la biografia della Principessa Mafalda di Savoia Assia; e fin qui non c’è nulla di particolare: esiste una ricca bibliografia sulla Principessa. Scorazzando per Internet si trovano decine e decine di “posted”. Tutto è facilmente comprensibile. La vicenda personale di Mafalda, con il suo disperato epilogo, s’innesta nel contesto storico/politico dell’Italia in uno dei momenti più controversi e tragici che abbia attraversato non solo la nazione ma il mondo intero. Il dibattito è tuttora acceso e, talvolta, le speculazioni ideologiche alimentano ulteriori fiammate.
Ma la tragedia di Mafalda è un qualcosa che prescinde dalle passioni politiche o storiche, le sovrasta nella sua drammaticità, nella sua umanità, nella epicità della sua scenica catastrofe. È un fatto di tutti che scende dentro le coscienze e le scuote, prescindendo da ogni credo o convinzione politica. Si può restarne improvvisamente ammaliati, come suppongo sia capitato all’Autrice, la scrittrice russa Ninel Ivanovna Podgornja.
Del suo libro mi piace sottolineare due aspetti; il primo riguarda la straordinarietà delle coincidenze che lo hanno generato: la fatalità delle circostanze in base alle quali “quando una cosa deve succedere, succede!”. Il secondo, la sconvolgente universalità di una vicenda che dalla Storia scende nelle profondità della Vita per abbracciare le tensioni dell’animo e del cuore in un tutt’uno che palpita dentro l’aberrante cornice della guerra e delle atrocità naziste.

La straordinarietà delle coincidenze
Sembra curioso che una giovane signorina della Russia comunista (siamo in piena guerra fredda) abbia voluto scrivere una biografia su Mafalda di Savoia Assia. Eppure è andata così; doveva assolutamente andare così. Ninel Ivanovna Podgornaja, era al servizio del Partito Comunista Sovietico in qualità di interprete, e aveva l’incarico di distribuire materiale pubblicitario di regime ai marinai stranieri che approdavano in un porto del mar Nero per trasportare petrolio. Qui conosce il capitano Mario, un marinaio di Capri, sempre malato di nostalgia per i colori del Mediterraneo, per la moglie lontana, per la sua bellissima isola con la villa di una Principessa dagli occhi grandi morta nel lager nazista di Buchenwald.
Ha un figlio disperso nelle campagne di Russia, il capitano Mario, e forse anche questo tenue filamento geografico aumenta il loro feeling superando le difficoltà linguistiche un po’ a gesti e un po’ con un inglese stentato.
La Podgornaja si domanda come sia stato possibile che la moglie del landgravio d’Assia e figlia del re d’Italia fosse morta in un lager nazista. Ovviamente non riesce a darsi risposte, la stampa di regime sovietica ha ben altro da fare e da scrivere che occuparsi dei casati di Savoia e di Assia. Ci penserà lei stessa a scoprirlo documentandosi ed approfondendo il fatto durante i suoi soggiorni in Occidente; a fine guerra fredda, dopo che i muri, come tutte le barriere effimere della Storia, crollano e diventano macerie.

L’universalità della vicenda
È facile il richiamo alle tragedie di Euripide o di Shakespeare; da un cinico punto di vista teatrale ci sono tutti gli ingredienti e la scenografia bellica ne aumenta il pathos. Mafalda è in balia di se stessa, gli eventi definiscono e raccontano l’epilogo. Ancora una volta la Storia ha scritto un copione di straordinaria umanità. Il dramma della Principessa Mafalda s’innesta nel dramma del mondo senza alcun confine geografico; per questo, la Podgornaja decide di raccontarlo anche nei paesi di lingua russa per diffonderne la conoscenza senza alcuna pregiudiziale politica.

http://www.dictamundi.net/MafaldatestoA.html

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